Venerdì 29 Aprile: “Town of Saint” (Olanda\Finlandia)

Town of Saints - Official Pressphoto 2016 (photo by Ruben van Vliet) PORTRAIT WEB

I Town of Saints arrivano dall’Olanda e dalla Finlandia, ma la loro storia nasce sulle montagne austriache con l’incontro del cantante Harmen Ridderbos e della violinista Heta Salkolahati. Dopo anni di tour in duo lo stile folk diventa quello di una band indie-rock, cinque elementi e un nuovo album “No place like this” dalle sonorità dark e tropicali. Minimalismo e orchestrazioni complesse tornano così a convivere sulla scia di gruppi illustri come gli Arcade Fire. 130 concerti dal vivo e recensioni più che positive da radio e tv nazionali che li proclama nuovi talenti della scena olandese.

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Ven 11 Marzo: “Christopher The Conquered” (Usa)

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Christopher Ford è un artista poliedrico: autore, cantante, performer e pianista. Il suo intento è quello di raccontare storie in modo da riflettere insieme al suo pubblico.

La musica di Christopher The Conquered è il rock and roll, influenzato però dalla tradizione cantautorale americana, dal jazz, dal blues, il tutto mescolato per creare canzoni pop ricche di sentimento e passione.

Il suo linguaggio si contraddistingue per il frequente ricorso all’umorismo e alla satira, elementi che contribuiscono a rendere i suoi live un’esperienza unica.

 

Ven 05 Febbraio: “Patch & the Giant” (UK)

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Patch & the Giant sono tra le nuove realtà folk londinesi.
Un quintetto acustico al quale sarà difficile resistere. Trainato dal portentoso talento di Angie Rance, alle prese con fisarmonica e tromba simultaneamente.

I Patch & the Giant sono: Luke, Angie, Gabriel, Nick e Harris Derek.
Ed ecco cosa dice la critica di loro:
“Un gruppo che non dovresti proprio perderti”
(Folk Radio UK)

“Meravigliosamente melodiosi”
(Genevieve Tudor, BBC)

“Totalmente impossibile non cantare, saltare e battere le mani a tempo della loro musica”
(Sofar Sounds)

Ven 5 Dicembre: “Crying day care choir (Swe)”

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Il fenomeno conosciuto universalmente come crying day care choir, denota un gruppo di bambini che piangendo simultaneamente possono creare una perfezione corale, che dura il tempo di un battito di ciglia. Quattro giovani svedesi si sono fatti trascinare da questo concetto e cercano con la loro musica di diffondere l’amore per le piccole cose, la bellezza delle banalità in un mondo che ha un disperato bisogno di vedere il lato positivo. La loro musica ci risolleverà in un attimo dal buio della vita quotidiana, come fossimo di nuovo bambini.

Ven 18 Aprile: “Oh My o” (Svezia)

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Oh My O iniziano la loro carriera nel 2012, quando pubblicano il loro album di debutto “Sail Away” , seguito da un tour di successo in Svezia (la loro nazione di origine).
L’album è subito entrato in top 40 svedese . Il pop melodico della band vi coinvolgerà.

Con le composizioni della cantante Olivia Sandell come punto di partenza , Oh My O ha sviluppato un suono del tutto particolare, la creazione di musica pop imprevedibile con fantasiosi accordi .

Oh My O sta esplorando sentieri che conducono il gruppo in
viaggi musicali innovativi e avventure . I due clarinetti in combinazione con la chitarra elettrica, il basso e la batteria jazz, creano suoni emozionanti e particolarissimi.

Sab 12 Aprile: “Aisha Burns” (Usa)

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Aisha Burns è cresciuta e adesso canta da sola. Molti se la ricorderanno forse per essere stata la violinista dei BALMHOREA, ma con il debut Life In The Midwater – uscito via Western Vinyl, la stessa etichetta del gruppo di provenienza, ma anche un ottimo biglietto da visita all’interno del panorama alt. folk statunitense – la cantante e polistrumentista texana ha finalmente deciso di mostrare le proprie doti di singer/songwriter. E che doti, verrebbe da aggiungere. Non solo per quella splendida voce cristallina infusa di ascendenze gospel, ma anche e soprattutto per la qualità delle canzoni: se il disco si colloca, giocoforza, all’interno del più classico female-folk a marca U.S.A., tutti i brani si caratterizzano per coesione e sostanza, nonché per una padronanza compositiva e tecnica che probabilmente convincerà anche coloro che potrebbero considerare questo esordio soltanto come uno spin-off dall’esperienza con i Balmorhea. A detta della stessa Burns, l’album è stato una sorta di auto-analisi, in cui le canzoni hanno costruito un cammino che mescola fragilità e sofferenza, ma anche dubbi e insicurezze di chi si trova a un bivio. L’elemento autobiografico, dunque, c’è e si sente, a cominciare da Sold, uno degli episodi più riusciti e toccanti. In quanto a sonorità, il brano mette in luce tutti i presupposti del disco: in primo luogo, l’intreccio tra archi e chitarra acustica, e poi una voce che rimane sempre al centro della scena, svelando ora accenti black, ora spiritual, vero veicolo di trasmissione di quel sostrato emotivo che permea tutto l’album. Non è un caso che, oltre ai grandi nomi del genere – Gillian Welch, una delle influenze espressamente dichiarate, ma anche Joan Baez e Carole King -, si senta la suggestione di una black music – Nina Simone in testa – che riecheggia ad esempio in Discerpo, brano in cui il crescendo corale tra organo e chitarra elettrica mette in mostra l’eccezionale versatilità interpretativa della Burns. La stessa che emerge anche in Midwater e Mine To Bear, ottimi esempi di un folk oscuro ed essenziale sempre teso alla ricerca di quel focus viscerale ed intenso che costituisce l’anima di Life In The Midwater, come sottolineano altri notevoli episodi acustici quali Shelly e Gatekeeper. La melodia in dissolvenza di Nothing che chiude il disco, diventa il suggello di un lavoro intenso e personalissimo, che pur rifacendosi ad una tradizione musicale ampiamente esplorata, è in grado di mostrare tutte le qualità di una nuovissima autrice. Una musicista che ci auguriamo possa trovare spazio accanto alle sue stesse fonti d’ispirazione.

 

Ven 28 Marzo: “The Bony King Of Nowhere” (Belgio)

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The Bony King Of Nowhere è il progetto nu-folk del 22enne compositore Belga Bram Vannparys. La sua musica si distingue soprattutto per la sua voce caratteristica. I brani sono costruiti su cori melodici, strati di chitarre e suoni e il frequente uso di percussionio non convenzionali ispirate al movimento brasiliano Tropicàlia degli anni ’60. I Suoi testi sono spesso teatrali e parlano d’amore, ma non certo in modo convenzionale. Il carattere universale, ma molto ribelle, della musica di Bram, ha lasciato a bocca aperta sia i media che il pubblico del suo paese, invocando a questo punto un responso internazionale. Dopo che il suo demo è stato selezionato per la compilatio “Domino Festival” del The Wire Megazine, Bram è stato chiamato da Kieran Hebden (aka Fourtet) che gli ha chiesto di poter inserire alcune sue canzoni nella colonna sonora del film a cui stava lavorando (Boy Meets Girl). Anche Devendra Banhart ha cantato le lodi di Bram in una lettera personale, dopo aver sentito il demo. Infine Jon Kelly ha espresso il suo interesse per mixare il primo album di The Bony King Of Nowhere, che è stato prodotto da Loen Gisen. L’enorme successo ottenuto dal cd “Alas My Love”, con hits come “The sunset”, “Favourite” e “Taxidream”, ha permesso a Bram di costruire una solida fanbase, anche in Olanda. Nel 2011 è uscito il secondo album di The bony King Of Nowhere, “Eleonore”, mentre procede il lavoro per scrivere la colonna sonora di ” Les Géants”, film di Bouli Lanners.

 

Sab 22 Marzo: “The Talking Bugs”

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Si formano nel gennaio 2011 dall’incontro di Alessandro di Furio (chitarra classica, voce), Fausto Ghini (chitarra classica, voce), Paolo Andrini (contrabbasso). Nel novembre 2012 si unisce alla formazione Youssef Ait Bouazza (batteria, percussioni). Il quartetto mescola stili dalle differenti provenienze e ne ricava un sound indie folk dal quale affiorano elementi che spaziano dall’elettronica al dream pop. Richiami che portano ad accostamenti con band quali Beirut, King Of Conveniences, Grizzly Bear ma anche Notwist e Soda stream. I Talking Bugs mantengono tuttavia una personalità ed un’autonomia compositiva e melodica che evidenzia l’autenticità della loro ispirazione artistica. Uno stile definito che spazia dalle contaminazioni balcaniche a quelle più ispaniche. Riferimenti musicali che vanno dal reggae al tango moderno. Dettagli curati e misurati per reinterpretare le sonorità folk in modo attuale e coinvolgente. Sulle note del contrabbasso le chitarre (classiche) si inseguono veloci e ostinate creando dinamiche seducenti. Voce calda intensa, agrodolce che si incastra tra ritmi nervosi, melodie malinconiche e atmosfere suggestive. Musica “transeuropea”, con testi (in lingua inglese) intimisti e spietati. Pensieri e stati d’animo raccontati in maniera minimale e delicata.

 

Ven 7 Marzo: “Tenfold Rabbit” (Estonia)

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Tenfold Rabbit, un quartetto molto attivo formato dal cantante e fisarmonicista Andres Kõpper, Meelik Samel al basso, Jaan Jaago alla chitarra e Oliver Rõõmus alla batteria, sono tra gli alfieri della nuova scena baltica che sta incominciando a farsi conoscere ed apprezzare in tutta Europa.

Il loro sound oscilla tra un folk rock e venature indie e aperture più pop e gli ha permesso con il loro primo album, dal titolo “Travel the World” nel 2012 di vincere come disco dell’anno nella categoria Indie/Alternative agli Estonian Music Awards.

Ven 21 Febbraio: “Giuradei”

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Giuradei è il nome che rappresenta il progetto artistico/musicale dei fratelli Giuradei, Ettore, classe 1981, autore di testi e musica e Marco, 1986, polistrumentista e arrangiatore, affiancati da Domenico Vigliotti, fonico sia live che in studio, Alessandro Pedretti alla batteria e Nicola Panteghini alla chitarra. Nel 2006 esce il primo disco “Panciastorie”, per Mizar Records/Audioglobe, che vince nello stesso anno il Premio Nuova Canzone d’Autore al M.E.I. di Faenza e arriva in finale al Premio Fuori dal Mucchio 2006 e al Premio De Andrè 2006. Il secondo album, “Era che cosi’” esce a marzo 2008, per Mizar Records/Novunque e viene presentato in tutta italia con un tour di due anni in cui si contano 170 date tra le quali spiccano le partecipazioni al Premio Tenco 2008 e al Premio Ciampi 2009. A novembre 2010 esce “La Repubblica del Sole”, il terzo album, creato anche con la collaborazione dei nuovi musicisti e accompagnato da un ottimo successo di critica e pubblico grazie ad un tour infinito.