Mercoledì 30 Aprile: “EYM Trio” (Fra)

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In occasione della terza “Giornata Internazionale UNESCO del Jazz” vi presentiamo un concerto davvero spettacolare:

EYM Trio è un gruppo “Jazz” sempre in piena interazione con molte sonorità tipiche della musica orientale. Offre una lettura molto personale e ricercata, alternando composizioni originali e arrangiamenti di standard. Il gruppo è composto da tre giovani musicisti provenienti da Lione, motivati dalla voglia di condividere la loro musica con gli altri.

 

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Giovedì 24 Aprile: “J W C M”

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il lavoro musicale di Jhon William Castano Montoya, talentuoso, spirituale, sognante violinista colombiano residente in Italia dal 2001. Attualmente collabora con la macchina creativa più prolifica del Veneto, FABRICA, cominciando in questo modo la sua carriera di compositore. Corde e archetto a dar sostanza a cortometraggi, documentari, spot televisivi e opere teatrali finché si avvista la pubblicazione di “El Viaje” progetto musicale solista in cui racconta musicalmente la sua camminata atlantica tra Colombia e Italia.

A seguirlo “Mohs” un lavoro che sorge dalla natura, in cui JWCM è attento alla voce di ruscelli e fiumi,
oppure all’eco dei sassi che solitari o in unione emettono il loro canto. Dà loro un rigore musicale
registrando, campionando e unendoli all’uomo attraverso l’utilizzo della strumentazione musicale
tradizionale.

Drums: Geremia Vinattieri
Sax: Fabio Calzavara

https://soundcloud.com/jhonwicas

www.mohsalbum.com

Ven 18 Aprile: “Oh My o” (Svezia)

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Oh My O iniziano la loro carriera nel 2012, quando pubblicano il loro album di debutto “Sail Away” , seguito da un tour di successo in Svezia (la loro nazione di origine).
L’album è subito entrato in top 40 svedese . Il pop melodico della band vi coinvolgerà.

Con le composizioni della cantante Olivia Sandell come punto di partenza , Oh My O ha sviluppato un suono del tutto particolare, la creazione di musica pop imprevedibile con fantasiosi accordi .

Oh My O sta esplorando sentieri che conducono il gruppo in
viaggi musicali innovativi e avventure . I due clarinetti in combinazione con la chitarra elettrica, il basso e la batteria jazz, creano suoni emozionanti e particolarissimi.

Sab 12 Aprile: “Aisha Burns” (Usa)

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Aisha Burns è cresciuta e adesso canta da sola. Molti se la ricorderanno forse per essere stata la violinista dei BALMHOREA, ma con il debut Life In The Midwater – uscito via Western Vinyl, la stessa etichetta del gruppo di provenienza, ma anche un ottimo biglietto da visita all’interno del panorama alt. folk statunitense – la cantante e polistrumentista texana ha finalmente deciso di mostrare le proprie doti di singer/songwriter. E che doti, verrebbe da aggiungere. Non solo per quella splendida voce cristallina infusa di ascendenze gospel, ma anche e soprattutto per la qualità delle canzoni: se il disco si colloca, giocoforza, all’interno del più classico female-folk a marca U.S.A., tutti i brani si caratterizzano per coesione e sostanza, nonché per una padronanza compositiva e tecnica che probabilmente convincerà anche coloro che potrebbero considerare questo esordio soltanto come uno spin-off dall’esperienza con i Balmorhea. A detta della stessa Burns, l’album è stato una sorta di auto-analisi, in cui le canzoni hanno costruito un cammino che mescola fragilità e sofferenza, ma anche dubbi e insicurezze di chi si trova a un bivio. L’elemento autobiografico, dunque, c’è e si sente, a cominciare da Sold, uno degli episodi più riusciti e toccanti. In quanto a sonorità, il brano mette in luce tutti i presupposti del disco: in primo luogo, l’intreccio tra archi e chitarra acustica, e poi una voce che rimane sempre al centro della scena, svelando ora accenti black, ora spiritual, vero veicolo di trasmissione di quel sostrato emotivo che permea tutto l’album. Non è un caso che, oltre ai grandi nomi del genere – Gillian Welch, una delle influenze espressamente dichiarate, ma anche Joan Baez e Carole King -, si senta la suggestione di una black music – Nina Simone in testa – che riecheggia ad esempio in Discerpo, brano in cui il crescendo corale tra organo e chitarra elettrica mette in mostra l’eccezionale versatilità interpretativa della Burns. La stessa che emerge anche in Midwater e Mine To Bear, ottimi esempi di un folk oscuro ed essenziale sempre teso alla ricerca di quel focus viscerale ed intenso che costituisce l’anima di Life In The Midwater, come sottolineano altri notevoli episodi acustici quali Shelly e Gatekeeper. La melodia in dissolvenza di Nothing che chiude il disco, diventa il suggello di un lavoro intenso e personalissimo, che pur rifacendosi ad una tradizione musicale ampiamente esplorata, è in grado di mostrare tutte le qualità di una nuovissima autrice. Una musicista che ci auguriamo possa trovare spazio accanto alle sue stesse fonti d’ispirazione.